sabato 7 novembre 2009

Conferenza stampa pre Inter Roma





Un Mourinho "pompire" quest'oggi in conferenza stampa per il posticipo di Campionato con la Roma.
Una Roma con buona qualità la cui classifica non rispecchia le reali potenzialità.
Piace al mister la squadra capitolina, piacciono anche alcuni suoi giocatori e il loro mister anche se in futuro può capitare un nuovo battibecco.
Giallorossi in grado di competere per la lotta scudetto: "Guardo a Inter Roma come una grande partita...".
Rimane indifferente quando lo definiscono "mago", esattamente come quando lo descrivono solo un grande comunicatore e null'altro, anzi, non si meraviglierebbe di un nuovo ritorno del ..."rumore del nemico".
No problem, la cosa lo ricaricherebbe maggiormente.
Non si sente sulla luna perchè è cosciente che dopo una vittoria (bella, in Champions) la vita non cambia ma bisogna guardare alla prossima partita, perchè "le sconfitte peggiori arrivano sempre dopo una vittoria spettacolare"
Tornando alla partita prossima, non sa con quale modulo i giallorossi scenderanno in campo, anche se di solito attuano un 4-4-2, il rombo o il 4-4-1-1.
L'intero staff, con a capo "il fenomeno" Rui Faria, sta lavorando con tutti i calciatori disponibili al meglio per avere la squadra migliore possibile per la disputa di questo incontro.
Pronta la risposta sulla nuova mancata convocazione di Santon: "Su 27 giocatori disponibili ne ho convocati 18 secondo le mie necessità, non è l'unico, quindi, ad essere rimasto fuori".

Non solo pompiere il grande "Mou".

venerdì 6 novembre 2009

La svolta?

Dinamo Kiev-Inter 1-2






Cento anni fa nasceva Angelo Moratti, regista, insieme al "mago" Helenio  Herrera, della "grande Inter", quella che vinceva tutto: Scudetti, Coppe dei Campioni, Coppe Intercontinentali.
Erano gli anni sessanta.
Personalmente non ho vissuto la gioia di quel periodo, ho visto solo qualche  sfuocato  video dell'epoca, "raccontati" e "colorati" dal grande Nicolò Carosio.
Non so, quindi, quanto l'Inter dell'altra sera si sia accostata all'Inter di quel tempo, non so quanto, ad esempio, Snaijder, Lucio e Milito abbiano emulato i grandi Mazzola, Picchi e Peirò, so solo che tutti quanti sono stati degni di quella gloriosa divisa nerazzurra proprio nella giornata tanto cara alla famiglia Moratti e alla storia di questa grande società.
Chissà se  Mourinho, nell'intervallo dell'incontro, ha voluto stimolare i suoi uomini ricordando loro, apparsi abbastanza "congelati" di fronte alla mostruosa furia atletica e mentale degli ucraini concretizzata da un fortunoso gol, le radici di quella maglia. 
In effetti nella ripresa i nerazzurri sono entrati in campo abbandonando la misteriosa timidezza europea che l'ha frenata in questa competizione, imponendo la propria sacrosanta grandezza grazie anche a qualche rischioso ma decisivo cambio effettuato dal mister.
Thiago Motta e Mario Balotelli al posto di Cambiasso e Chivu hanno mutato l'assetto tattico della squadra, trasformato in uno spregiudicato 4-2-1-3 ed in seguito ad un 3-3-1-3 con Muntari al posto di Samuel.
Spregiudicatezza senz'altro, ma soprattutto  un diverso approccio alla partita garantito da un fenomenale Snaijder appena rientrato da un serio infortunio, da un superlativo Lucio immenso leader della difesa e non solo, da un "freddo" Milito lucido e puntuale sul primo gol e dal "Super", proprio come il suo nik, Balotelli ormai consacrato anche in campo internazionale. 
I nuovi acquisti, quindi, contornati dagli ottimi "vecchi", hanno cancellato, spero definitivamente, questa sorta di maledizione europea che li accompagnava.
Deve essere questo un punto di partenza per una nuova e vincente fase in questo torneo prestigioso, senza pericolose illusioni. 
Servono tre punti nei prossimi due incontri, conquistabili solo giocando con questa mentalità e determinazione iniziando già dal prossimo incontro al "Camp Nou".



Il tutto sotto lo sguardo interessato del cavalier Angelo, padre di questa immensa Società.



giovedì 5 novembre 2009

All'inferno e ritorno.

Dinamo Kiev – Inter 1-2 Champions League, 4° turno



Sentite capitan Zanetti a fine partita: “…dedico questa vittoria ad un nostro tifoso espesiale…Veleno 61, che per tutta la gara è rimasto sereno e sicuro della vittoria. Se mai un giorno vinceremo questa coppa, sarà al termine di una partita così, lo sento…”

A volte il calcio sa essere veramente pazzesco! Mi sentirei di abbinare quella di ieri sera alla famosa partita Inter-Sampdoria del primo anno di mister Mancini, quando, sotto di due a sei-sette minuti dalla fine, riuscimmo a vincere per 3-2.
Eppure, che ci crediate o no, ero tranquillo prima e durante lo svolgersi della gara.
Prima perché forse per la prima volta, affrontavamo una gara decisiva di Champions con tutti gli uomini disponibili.
Durante, perché finalmente vedevo l’Inter giocare senza cali di concentrazione, senza calcoli, senza paure.
Inoltre, aver saputo, prima del fischio d’inizio, che il Barça, l’Invincibile Armada, aveva pareggiato a reti bianche al cospetto del Rubin, mi ha fatto balenare la pazzesca ipotesi che, vincendo, saremmo stati primi nel girone, da ultimi che eravamo: troppe ne ho viste per non sapere che spesso accadono le cose più inverosimili quando la palla rotola. E così ero tranquillo quando Sheva l’ha messa alle spalle di Julio Cesar, con una di quelle traiettorie che ti fanno cadere le braccia.
Una maledizione.
Ma le maledizioni, per scomparire hanno bisogno di arrivare al top, all’orlo del baratro.
Restare a tre punti dovendo andare ancora a Barcellona e col Rubin-rivelazione in casa, voleva dire una sola cosa: eliminazione ai gironi! Peggio del peggior Mancini, peggio dello scorso anno. E chissà cos’altro: un’uscita di senno di Moratti, un rigurgito d’orgoglio di Mourinho…ed ecco che tutto quanto faticosamente costruito in un anno e mezzo di lavoro sarebbe svanito per sempre.




Doveva finire, prima o poi. Non potevamo perdere una partita giocata a quel modo: non certo impeccabile nel primo tempo e certamente non proprio ortodossa nella ripresa, ma ragazzi…la determinazione vista ieri è stata qualcosa di veramente impressionante.
E quando Milito ha pareggiato ero certissimo che avremmo vinto. Ecco perché, anche scherzandoci su, questa volta mi dedico la vittoria.

Cosa dobbiamo fare ora? Prendere atto che la maledizione può essere finita e che anche noi, al pari di chiunque, possiamo andare avanti in questa manifestazione.
Siamo capaci di giocare così, capaci di battere in casa sua ed in condizioni ambientali pure difficili, una signora squadra come la Dinamo: una consapevolezza che abbiamo rischiato di perdere per sempre visto che stavamo per convincerci che questa fosse una realtà stregata per noi.
Cosa NON dobbiamo fare? Iniziare a farneticare di improbabili spedizioni asfaltatrici in quel di Barcellona o pensare che d’ora in avanti la musica cambierà come per magia.
Gli artefici della metamorfosi siamo stati noi, in campo e in panchina: se sapremo ripetere tali prestazioni, potremo sperare di andare avanti (se la fortuna ci assisterà di contorno…).
Ogni partita è storia a sé.
Intanto godiamoci quella di ieri sera, che storica lo è stata davvero.

Un doveroso grazie a tutti. Ai ragazzi, a Mourinho.

Veleno61.