Dinamo Kiev – Inter 1-2 Champions League, 4° turno
Sentite capitan Zanetti a fine partita: “…dedico questa vittoria ad un nostro tifoso espesiale…Veleno 61, che per tutta la gara è rimasto sereno e sicuro della vittoria. Se mai un giorno vinceremo questa coppa, sarà al termine di una partita così, lo sento…”
A volte il calcio sa essere veramente pazzesco! Mi sentirei di abbinare quella di ieri sera alla famosa partita Inter-Sampdoria del primo anno di mister Mancini, quando, sotto di due a sei-sette minuti dalla fine, riuscimmo a vincere per 3-2.
Eppure, che ci crediate o no, ero tranquillo prima e durante lo svolgersi della gara.
Prima perché forse per la prima volta, affrontavamo una gara decisiva di Champions con tutti gli uomini disponibili.
Durante, perché finalmente vedevo l’Inter giocare senza cali di concentrazione, senza calcoli, senza paure.
Inoltre, aver saputo, prima del fischio d’inizio, che il Barça, l’Invincibile Armada, aveva pareggiato a reti bianche al cospetto del Rubin, mi ha fatto balenare la pazzesca ipotesi che, vincendo, saremmo stati primi nel girone, da ultimi che eravamo: troppe ne ho viste per non sapere che spesso accadono le cose più inverosimili quando la palla rotola. E così ero tranquillo quando Sheva l’ha messa alle spalle di Julio Cesar, con una di quelle traiettorie che ti fanno cadere le braccia.
Una maledizione.
Ma le maledizioni, per scomparire hanno bisogno di arrivare al top, all’orlo del baratro.
Restare a tre punti dovendo andare ancora a Barcellona e col Rubin-rivelazione in casa, voleva dire una sola cosa: eliminazione ai gironi! Peggio del peggior Mancini, peggio dello scorso anno. E chissà cos’altro: un’uscita di senno di Moratti, un rigurgito d’orgoglio di Mourinho…ed ecco che tutto quanto faticosamente costruito in un anno e mezzo di lavoro sarebbe svanito per sempre.
Doveva finire, prima o poi. Non potevamo perdere una partita giocata a quel modo: non certo impeccabile nel primo tempo e certamente non proprio ortodossa nella ripresa, ma ragazzi…la determinazione vista ieri è stata qualcosa di veramente impressionante.
E quando Milito ha pareggiato ero certissimo che avremmo vinto. Ecco perché, anche scherzandoci su, questa volta mi dedico la vittoria.
Cosa dobbiamo fare ora? Prendere atto che la maledizione può essere finita e che anche noi, al pari di chiunque, possiamo andare avanti in questa manifestazione.
Siamo capaci di giocare così, capaci di battere in casa sua ed in condizioni ambientali pure difficili, una signora squadra come la Dinamo: una consapevolezza che abbiamo rischiato di perdere per sempre visto che stavamo per convincerci che questa fosse una realtà stregata per noi.
Cosa NON dobbiamo fare? Iniziare a farneticare di improbabili spedizioni asfaltatrici in quel di Barcellona o pensare che d’ora in avanti la musica cambierà come per magia.
Gli artefici della metamorfosi siamo stati noi, in campo e in panchina: se sapremo ripetere tali prestazioni, potremo sperare di andare avanti (se la fortuna ci assisterà di contorno…).
Ogni partita è storia a sé.
Intanto godiamoci quella di ieri sera, che storica lo è stata davvero.
Un doveroso grazie a tutti. Ai ragazzi, a Mourinho.
Veleno61.